La festa dell’Immacolata Concezione a Canicattì era una delle più amate ed attese dell’anno, e, proprio per la sua collocazione temporale, segnava in qualche modo l’esordio del periodo natalizio. Infatti quel giorno si preparava il presepe, o, più recentemente, si addobbava l’albero di Natale.
Com’è noto, la ricorrenza celebra quello che è adesso il dogma cattolico dell’Immacolata Concezione, per il quale l'anima di Maria venne creata assolutamente libera dal peccato originale sin dal momento del suo concepimento.
Tuttavia quella dell’Immacolata è una festa antichissima, che addirittura ha preceduto e ispirato Pio IX nel dichiarare questo significativo dogma della Chiesa. Risale infatti al VI sec. dell’era cristiana, quando si diffuse in Oriente, mentre cominciò ad essere celebrata in Occidente cent’anni dopo.
In questa data si compivano diversi rituali legati al tema - comune a tutte le religioni - della purificazione. Ecco perché protagonista assoluta della festa in quel di Canicattì e altrove diventa proprio il fuoco, che, oltre ad essere metafora della fede come fuoco sacro, è principalmente simbolo mistico di purezza, rappresentando l’estinzione dei vincoli terreni.
Non è un caso, quindi, che nella vigilia della festa, il 7 dicembre, dopo il rintocco dei vespri, in tutta Canicattì c’era l’usanza – tuttora in voga, benché in misura minore per via del traffico e della crescente urbanizzazione- di accendere dei falò, “li vamparotti”, che illuminavano suggestivamente piazzette, spiazzi e ampi tratti di strada, quando le auto non c’erano o scarseggiavano.
I preparativi per i falò cominciavano settimane e talvolta mesi prima; erano soprattutto bambini ed adolescenti che si occupavano di raccogliere la legna un po’ dappertutto e la accatastavano creando delle provvisorie “collinette”, a cui veniva dato fuoco la sera della vigilia dell’Immacolata, in un clima festoso, reso tale anche dai mortaretti, dai botti e dalle “centostelle” accese dai più piccoli, e che sembravano anticipare quasi il capodanno.
Accanto ai fuochi dell’Immacolata, rituale solo canicattinese, c’era anche un’altra tradizione tipica della vigilia, diffusa nel resto dell’agrigentino ma di segno completamente diverso, riguardando l’ambito della gastronomia. Si tratta dell’abitudine di consumare solo in quella giornata i famosi muffulietti, pagnottelle ricoperte di semi di finocchio e condite con sarde salate, olive nere ed olio d’oliva, oppure con provolone e mortadella. Inizialmente il consumo dei muffulietti aveva una ragione religiosa, in quanto quel giorno era consacrato al digiuno. Lu muffuliettu era dunque l’unico pasto consentito di tutta la giornata.
La celebrazione dell’Immacolata proseguiva poi l’indomani, con la messa e un solenne pranzo, tuttavia per i nostri concittadini la vera festa era e rimane quella della vigilia, li vamparotti, appunto, una data estremamente coinvolgente per tutta la comunità, che anno per anno rinsalda il legame con le generazioni passate.
di
Domenico Turco - Canicattimia.it